ANTENNA FOTO 1STORIA DI ANTENNA


libero adattamento dal omonimo racconto di 

MARIO LODI

Storia di Antenna è liberamente ispirata al omonimo testo, pubblicato nella raccolta “Favole di Pace”, di Mario Lodi, pedagogista di fama e noto scrittore per l’infanzia. Il linguaggio scelto è la giullarata in rima con musiche e canzoni.
La protagonista è un’antenna, sì, proprio un’antenna della televisione, una delle tante che vediamo sopra i tetti e alle quali non pensiamo mai, tranne quando si guastano o quando le vediamo, a fine estate, zeppe di stormi d’uccelli pronti a partire.
Da questa sua posizione privilegiata, Antenna ci osserva, ci parla della televisione come mezzo spesso usato, anzi abusato non tanto per avere informazione o diletto, ma come sottofondo alla nostra solitudine o addirittura come falso conciliatore del sonno. Ci guarda mentre, senza quasi rendercene contro, divoriamo le cose senza consumarle, nella frenetica volontà di sostituirle con qualcosa di nuovo, di tecnologicamente più avanzato.
La nostra Antenna, però, ha un sogno, volare come le rondini:

“Che meraviglia,
girano veloci alte nel cortile
del loro viaggio è la vigilia.
Si posano sulle braccia di noi antenne,
attendono gli altri,
si lustrano le penne.
Chiudo gli occhi e penso:
fatemi volare con voi nel cielo immenso!

Ora, sulle mie braccia c’è un popolo di aviatori.
Forza, alzatemi, squadre di viaggiatori!
Tirate il braccio sinistro!|
Alzate quello destro!
Oh… mi sento sollevare,
le braccia con forza tirare…
il sogno s’avvera, non l’avrei sperato mai!
Apro gli occhi, mi tiran davvero,
ma sono gli operai!

E’ difficile sognare per un’antenna che può invecchiare ma non può crescere e si può solo arrugginire.
Ma forse un modo c’è per essere felice: la speranza di ricominciare.